Il pittore del mare

La mia storia

Ho iniziato a disegnare velieri nel periodo dove più mi sentivo in “gabbia”: la scuola…

Ho sempre avuto una certa insofferenza verso l’ubbidire e rimanere seduto in un aula per ore, dove fuori dal quella finestra c’era il mondo che mi aspettava.
Un modo di poter evadere l’ho trovato un giorno disegnando un veliero, simile a quello che si tatuavano una volta i marinai durante i loro lunghi viaggi. Disegnavo praticamente ovunque, su quaderni e su pezzi di carta che mi capitavano fra le mani. Disegnare velieri mi ha calmato spesso anche in altre situazioni della vita.

Quando disegnavo ai tempi della scuola sognavo ad occhi aperti i paesaggi e le avventure che i marinai facevano navigando verso l’orizzonte, percepivo quel senso di libertà e di confraternita che si crea su una nave e sognavo vivendolo ad occhi aperti…

La mia vita passata

Credo e ho sempre pensato che nella mia vita passata (se c’è stata) andavo per mare, oppure qualche mio antenato fosse stato un marinaio o un pirata e mi abbia tramandato con il patrimonio genetico, l’amore per il viaggio ed il mare.

Questo spiegherebbe il perché del ripetersi dei soggetti marinareschi dei miei quadri.

L’inizio della pittura

Ho iniziato a dipingere ad olio nel 2010 circa, grazie all’aiuto di mio padre: disegnatore grafico e pittore chiarista.

É stato lui a introdurmi alla pittura e consigliarmi durante i primi quadri, aiutandomi con i passaggi più difficili.

i pittori stefano e fulvio polesso nel loro atelier sul lago maggiore
Io e mio padre nel nostro atelier sul lago Maggiore, 2019

Dal 2010 ad oggi i soggetti dei miei quadri sono sempre quelli, prediligo i mari e gli oceani in tempesta, in ogni quadro aggiungo sempre dettagli di navi naufragate e di rottami galleggianti.

I cieli dei miei dipinti sono sempre tempestosi, ogni tanto si intravedono scorci di cielo limpido dove è presente un raggio di sole che infonde una sensazione di speranza e salvezza.

A chi mi ispiro e dove dipingo

I due pittori al quale sono molto legato sono Ivan Konstantinovič Ajvazovskij e Joseph Mallord William Turner.
Ho scoperto negli anni che anche loro come me, si sono ispirati sulle sponde del lago Maggiore, durante uno dei loro viaggi in Europa.

Scrivo questo perché l’ispirazione per i miei quadri l’ho sempre avuta e l’ho solamente nella nostra casa di campagna sul lago Maggiore, forse grazie all’atmosfera romantica che il lago suscita in me, con i suoi colori calmi e la freschezza nel vento del mattino. Tutto questo mi spinge a dipingere in totale tranquillità.

“Purtroppo” con lo studio di famiglia da seguire a Milano mi resta ben poco tempo per dipingere, ma approfitto ogni fine settimana per continuare le mie opere.

La mia tecnica, il mio stile

Quando dipingo non seguo regole; mi limito a trovare il colore giusto dopo vari tentativi e pennellata dopo pennellata raggiungo il livello di veridicità desiderato in ciò che sto raffigurando.

Credo che i miei limiti tecnici nella pittura (non avendo mai frequentato una scuola d’arte) impongano un limite al livello di realtà delle mie opere, ma questi limiti rendono le mie opere uniche e personali.
Quando dipingo lascio i miei sentimenti e la mia mano navigare alla deriva sino ad ottenere quello che cerco, una figura o un colore che è esattamente come deve essere in quel momento. Finché passo dopo passo, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, finisco il mio quadro, lo firmo e lo fotografo.

Come procedo

Prima di realizzare la versione definitiva del quadro che ho in mente e nel cuore, faccio un bozzetto dipinto su legno, in genere è molto ma molto più piccolo dell’originale.

atelier studio sul lago maggiore del pittore del mare stefano polesso
Realizzazione bozzetto nel mio atelier

Dopo aver provato disegni e colori nel bozzetto realizzo ex novo il quadro finale, in caso necessario apportando modifiche nei colori e migliorie generali. I quadri finali sono quasi sempre opere abbastanza grandi che superano il metro in altezza o in larghezza.

 Finito il quadro è tempo di trovare la cornice giusta per lui e trovare il posto (sempre meno) dove appenderlo e perdermi nei pensieri mentre lo guardo… proprio come facevo a scuola.

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